Realizzazione

realizzazione

La parola chiave è SCORGERSI.
Da qui è partita una ricerca sul riconoscersi o no, sull’identificarsi o meno con la propria immagine, sul peso che le si dà in riferimento alla considerazione di cui abbiamo sempre bisogno.
Mi ci è voluto un po’ di coraggio e attenzione, perché per SCORGERSI, bisogna crearsi delle trappole, cogliersi di sorpresa o tentare di fermare uno stato, senza fuggire.
Piacersi, non piacersi; cosa mi piace, cosa non mi piace, in una continua alternanza di pretesa e non accettazione.
Il viso è l’oggetto centrale di questa ricerca, ma se si è un po’ sapienti, dopo, lo SCORGERSI si rivolge anche al resto del corpo; dopo un po’, a tutto quello che c’è dietro a tutto questo.
“Gli occhi sono lo specchio dell’anima”. Non è sempre vero.

Lo specchio, anzi gli specchi, da fortuiti nemici sono così diventati un po’ alla volta dei compagni di percorso per cercare di confrontarmi con me stesso e con gli altri. Sono uno strumento spietato che a volte paralizza e qualche volta dà movimento.
I nostri molteplici stati che possiamo scorgere, sono invece lo specchio dei molteplici “io” in cui siamo suddivisi. Tutti reali e implacabilmente divisi tra positivi e negativi. E noi viviamo la lotta per reprimerne alcuni e privilegiarne altri, credendo di essere unici.
In questo progetto vorrei tentare di raccontare questo percorso di identificazione e di tentativo di distacco, cercando di “liberare” i miei mostri, le pulsioni normalmente trattenute con disciplina sociale; ma anche provare a capire che direzione darmi dopo l’osservazione di tutto ciò.
Cercherò di condividere questa ricerca col pubblico, moltiplicando le sfaccettature, le angolazioni e i campi da cui può provenire questa osservazione.
Io che mi guardo, che mi vedo riflesso da varie direzioni, che mi vedo proiettato, altri che mi guardano, che osservano da posizioni diverse, io che guardo loro mentre mi guardano.
Può darsi che a un certo punto alcuni guardino altri, che gli altri si guardino, che a un certo punto guardino se stessi. Come provo a fare io.
Per fare questo, vorrei moltiplicare le fessure da cui sbirciare, apertamente o come guardoni, dei voyeurs che a volte si svelano e altre restano nell’ombra. Io li osserverò osservarmi: guardone degli altri e di me stesso.