1.0 Il cerchio è chiuso?

Voyeur of Myself nasce da uno straniamento, è un viaggio alla ricerca del proprio io attraverso lo scandaglio della propria immagine, passando da quelle con cui vorremmo sempre rappresentarci al mondo a quelle con cui rifiutiamo di identificarci.
È la tragica, drastica, violenta scoperta dei propri aspetti più scomodi, della propria abiezione partendo dalla propria immagine riflessa su uno specchio.

In una sorta di ‘voyeurismo introspettivo’ Tony D’Agruma si trasforma in un guardone di se stesso per raccontare un percorso di identificazione e distacco nel tentativo di vedersi partendo dalla propria esteriorità. L’obiettivo è quello di svelare gli aspetti contrastanti di ogni individuo attraverso un’indagine che coinvolge il piano della fisicità, dell’immagine, degli stati emotivi e del pensiero.

Tra un’installazione di specchi sparsi e orientati in varie direzioni, su cui compaiono immagini fotografiche o video accompagnati da scritte e musiche, il pubblico stesso è coinvolto in un gioco di specchi e riflessi. Diventa il voyeur di un voyeur, osserva la scena da prospettive diverse mentre è osservato dal performer, osserva chi gli sta intorno e può darsi che, alla fine, osservi anche stesso.

“Affronto l’argomento su diversi piani e angolazioni attraverso azioni dinamiche tendenti a svelare gli aspetti contrastanti dell’ individuo a livello di immagine esteriore, pensiero, fisicità, stato emotivo.
Il mio sforzo sarà quello di mettere a disposizione tutto quello che di vero c’è in me, mettendo però in conto che una data verità appartiene solo a “uno” dei vari me, ma è sicuramente falsità per un altro me; che non esiste un unico me e che ogni momento di questa narrazione potrebbe essere, mio malgrado, totalmente falso, frutto di proiezioni che mi pervadono e che a volte stento a riconoscere come indotte.”
Tony D’Agruma