MI RENDO CONTO

Ideazione, interpretazione, regia: Tony D’Agruma
Video: Rachele Casarotto
Audio: Riccardo Di Gianni
Costumi: Roberta Vacchetta
Struttura: Andrea Menchini
Voce: Marianna Rotella
Le Donne: Claudia Danielis, Rita Caputo, Alessia Zuccarello, Elisa Boccaccini, Elena Bersano

“Mi rendo conto” è l’incipit, l’introduzione, l’intervento interattivo, che segna l’inizio della performance di teatro fisico “Voyeurofmyself – 2.0 La stanza della verità” che ha debuttato in aprile 2014 al Teatro Coppola di Catania e che entrerà nella circuitazione dal prossimo autunno.

Gli interventi performativi del progetto “Voyeurofmyself” sono caratterizzati da un passaggio introduttivo che precede l’accesso alla visione della performance vera e propria e che svolge il ruolo di anticamera, punto di sosta e decantazione per uscire dall’identificazione nella vita quotidiana da cui ci si è fatti travolgere fino ad un attimo prima di entrare in teatro. In questo modo, si cerca di portare a un momento di distacco in cui rivolgere l’attenzione su se stessi in relazione a ciò che si ha di fronte per aprire il più possibile i sensi alla ricezione. Un modo per dire: “Ben arrivato, di questo ti parlerò, prova ad entrarci dentro”

Già questa parte utilizza linguaggi espressivi concomitanti per riuscire a raggiungere il canale privilegiato di ascolto di ciascun tipo di spettatore.
Video, azione fisica, suono, musica, colore.

Proprio questa caratteristica, la completezza del messaggio che si tenta di trasmettere, il flusso di suggestioni che si combinano tra di loro, dà la possibilità di proporre questo momento iniziale anche come intervento performativo a se’ stante.

Ispirandomi ad artisti sonori quali Alvin Lucier e Alvin Curran, un discorso dai contenuti profondi e colmi di interrogativi viene disarticolato con una manipolazione sonora che lo porta dal rumorismo incomprensibile all’enunciazione esplicita.
In controtendenza biologica e di propensione alla consapevolezza, la comprensione viene raggiunta passando dalla narrazione di una donna anziana per arrivare progressivamente all’indietro a quella di un’adolescente.
Alle spalle delle narranti, un fondale pulsante e cangiante dà il senso di un respiro, di una pulsazione cosmica un po’ incombente.
La figura che interagisce col video è resa il più possibile neutra al fine di portare il movimento all’interno della proiezione nella condivisione del percorso.

Il testo è tratto da “Un cuore senza limiti” di Ravi Ravindra